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Ex Ilva, l’allarme della Fiom Cgil: «Mille posti di lavoro a rischio a Genova, va sospeso il piano industriale del Governo»

Aggiornamento: il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva ha mandato in tilt la circolazione sulla strada Guido Rossa, fino a raggiungere l’area davanti alla stazione ferroviaria di Cornigliano. Qui sono stati parcheggiati i mezzi e allestito un gazebo, che farà da punto di riferimento per il presidio destinato a proseguire a oltranza.

Palombo e Bonazzi: «Così si porta alla chiusura della fabbrica e alla fine della siderurgia a Genova». Oggi sciopero e presidio ai cancelli. Partito il corteo

Mille posti di lavoro a rischio solo a Cornigliano, oltre seimila lavoratori in cassa integrazione a livello nazionale dal 1° gennaio e la chiusura di tutti gli impianti dal 1° marzo. È questo lo scenario che la Fiom Cgil di Genova denuncia per l’ex Ilva, chiedendo con forza lo stop al piano industriale presentato dal Governo.

«Il piano del Governo porta alla chiusura della fabbrica con la conseguenza che a Genova abbiamo mille posti di lavoro a rischio, mille famiglie che rischiano di perdere il loro sostentamento e la fine della siderurgia nella nostra città e nel Paese» affermano Armando Palombo, storico delegato Fiom Cgil della ex Ilva di Cornigliano, e Stefano Bonazzi, segretario generale Fiom Cgil Genova.

Secondo il sindacato metalmeccanico, le scelte contenute nel piano mettono in discussione non solo il futuro produttivo del sito di Cornigliano, ma l’intera filiera dell’acciaio in Italia. «Dal primo gennaio saranno in 6 mila a livello nazionale a trovarsi in cassa integrazione e dal primo di marzo chiuderanno tutti gli impianti» sottolineano Palombo e Bonazzi, denunciando una prospettiva definita insostenibile sia dal punto di vista occupazionale sia dal punto di vista industriale.

La Fiom chiede una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni del territorio: «Chiediamo alle istituzioni locali di non stare in silenzio e di adoperarsi per contrastare la decisione del Governo e impedire la chiusura di Cornigliano» concludono i sindacalisti, appellandosi a Comune, Città Metropolitana e Regione affinché aprano un fronte unitario di confronto con l’esecutivo nazionale.

Intanto, nello stabilimento genovese è in corso uno sciopero con presidio ai cancelli. L’adesione è alta e, secondo quanto trapela dai rappresentanti sindacali, è «molto probabile» che nelle prossime ore i lavoratori diano vita anche a un corteo per portare la loro protesta nelle strade del quartiere e della città.

Per la Fiom, quella di oggi non è solo una vertenza aziendale ma una battaglia per difendere un presidio industriale storico e strategico: la richiesta è il ritiro del piano così come impostato e l’apertura di un confronto vero sul futuro produttivo e occupazionale dell’ex Ilva, a partire da Cornigliano.

Aggiornamento (comunicazioni giunte in mattinata)

Accanto alla Fiom si schiera anche la Fim Cisl Liguria. Il segretario generale Christian Venzano sottolinea come l’adesione massiccia allo sciopero esprima la profondissima preoccupazione per un piano giudicato «inaccettabile», perché scarica sui lavoratori gli errori accumulati nel tempo. Per la Fim, la strategia dell’esecutivo si traduce in cassa integrazione in crescita, spegnimento degli impianti e assenza di una prospettiva industriale: senza una svolta, avverte il sindacato, lo stabilimento di Cornigliano rischia di vedere progressivamente svuotata la propria capacità produttiva.

Durissimo anche il giudizio della Uilm Liguria. Il coordinatore Antonio Apa chiede un intervento diretto della presidente del Consiglio sulla vertenza siderurgica, parlando di una strategia fallita e di annunci su presunti investitori mai concretizzati. Secondo la Uilm, le ultime comunicazioni da Palazzo Chigi più che un rilancio industriale lasciano intravedere la chiusura di un settore strategico per il Paese. Per questo il sindacato avverte che le mobilitazioni andranno avanti finché non verrà ritirato quello che definisce un progetto «sciagurato» e non saranno date garanzie reali per il futuro occupazionale delle migliaia di lavoratori coinvolti.


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